Ho sempre trovato interessante il concetto di Linea Gotica, svuotato dal suo senso storico e politico ed esaltato nella sua essenza esistenziale. Come la Linea Gotica di Ottiero Ottieri, un’immagine limite, un confine tra ciò che è proprio e ciò che è alieno. La trincea verso ciò che circonda il nostro immaginario, nell’estenuante difesa di ciò che è nostro in attesa di riconquistare ciò che ci spetta.

E mi ha sempre affascinato la sua ambivalenza, la coesistenza di fisico e astratto, la sovrapposizione tra luoghi reali e luoghi mentali. Una linea che divide in due la Nostra italia, o il nostro mondo ovunque esso sia, rendendo altri a noi culture, modi di vita e di pensiero. Una linea gotica che noi animi inquieti siamo costantemente in procinto di attraversare, che si sposta, ma che costantemente resta lì.

E così osservo la mia linea gotica, la custodisco gelosamente, più di quanto vorrei, armato di me stesso, temo l’invasione e nel contempo preparo la sortita, per ritrovare l’altra metà del mio mondo strappatami dal resto del mondo.

E, come Ottieri attraversava la Linea Gotica che divideva il vecchio sud e il nuovo nord, categorie prima di tutto mentali dell’intellettuale scrittore, così adesso ognuno di noi dovrebbe essere in procinto di attraversare la propria linea gotica.